Storie del bosco

Micio e le tre sorelline

Micio e le tre sorelline

Micio sonnecchiava sul suo cuscino preferito vicino al termosifone.
Si stirò pigramente, pensando che la vita del gatto di casa non era niente male, anzi, tutt’altro. Era amato, curato e coccolato dalla sua padrona, o meglio, la sua mamma, lui preferiva chiamarla così, perché i gatti, lo sanno tutti e lui lo poteva confermare, non hanno padroni.
Sentì dei passi che si avvicinavano , era la mamma che tornava con la spesa. Gli giunse un certo profumino che fece vibrare i suoi lunghi baffi… crocchini di vari gusti, pollo, vitello, salmone… interessante….
Stava pensando che gusto avrebbe preferito per cena, immaginando di essere Paperon de’ Paperoni e rotolarsi fra montagne di crocchini, quando sentì qualcosa cadere in terra, rimbalzare, rotolare e fermarsi a poca distanza dal suo naso. Aprì un occhio annusando, ma non soddisfatto guardò meglio.
Cielo! Dei crocchini giganti! Fece un balzo e si svegliò del tutto.
Micio non conosceva quelle strane cose che muovendosi gli sfioravan o il naso. Avevano la forma quasi rotonda, un po’ appuntita … le contò … erano tre … le annusò ancora … no, decisamente non erano da mangiare. Allungò una zampina cautamente e con piccole mosse le fece rotolare, e loro tintinnando saltellarono sul pavimento.
“Un nuovo gioco!” pensò lui e le scrutò con attenzione. In fin dei conti quelle strane palline sembravano simpatiche, erano color marrone, anzi, nocciola e avevano una macchia rotonda più chiara e si intonavano bene con il colore della sua pelliccia, e, cosa molto importante, poteva giocarci meglio che col topino di gommapiuma che non faceva rumore e non saltellava e rimbalzava come loro…e parlavano!
“ Cucù” disse una di loro.
“ Ciao Micio” disse un’altra. La terza, un po’ intimorita, lo guardò senza parlare.
“Ma chi siete?” domandò incuriosito. “ Come sapete il mio nome?”
“Siamo nocciole, ” disse quella che sembrava più decisa. “ La tua mamma ci ha raccolte nel bosco per fare una torta, e mentre non guardava ci siamo nascoste e siamo scappate. Siamo tre sorelle, siamo cresciute sullo stesso ramo e il frutto è nel nostro guscio, per averlo bisogna romperlo. Viene poi tostato nel forno, macinato e poi si possono preparare tanti dolci, torrone, cioccolato, torte … Ma noi non vogliamo che ci rompano e ci mettano nel forno e ci mangino! Ti prego, aiutaci! Facci stare con te… Noi ti conosciamo, ti abbiamo osservato in questi giorni, abbiamo visto che sei un bravo micione e che sei buono e abbiamo pensato di chiederti aiuto, e se anche sei tanto più grande di noi non ci farai nulla! Ti terremo compagnia, saremo tue amiche e potremo giocare insieme”.
Micio rabbrividì… in fondo era un gattone dal cuore tenero e sensibile, lasciava scappare anche i topini che acchiappava! Ebbe compassione … Romperle … nel forno … mangiarle! Giammai! Non mentre lui era il padrone di casa! Per le altre ormai non poteva fare più nulla, ma loro le avrebbe aiutate, a tutti i costi!
“Non abbiate paura, ci penso io a proteggervi…del resto non posso nemmeno mangiarvi con quel guscio duro che avete! Ma statemi vicino quando viene la mamma, così sarete al sicuro. Però bisogna darvi un nome…ecco, vi chiamerò Lina … e visto che non siete grandi uguali, la più grande sarà LinaUno, poi LinaDue e LinaTre la più piccola.”
Le nocciole felici lo ringraziarono e gli saltellarono intorno.
Micio era un gatto già un po’ anziano, avanti con gli anni e più che le corse nei prati ormai preferiva i sonnellini sul suo cuscino morbido, ma vedere saltellare quelle palline si sentì improvvisamente pieno di sprint e vigore, ritrovò l’entusiasmo della gioventù e si scatenò in salti, corse e parate…si sentiva come Totti… o Del Piero? Quel calciatore che piaceva alla mamma, bè non importa quale era … Ferma la palla, fai la finta con la zampa destra, tira con la sinistra, lancia verso la porta… Rete!!!!!!!!!!!!!!!!!! E le nocciole lo assecondavano nel gioco e si divertivano quanto lui.
La mamma a sentire quel trambusto guardò cosa succedeva, vide le nocciole e fece per prenderle, ma visto come Micio si divertiva le lasciò. “Le prendo poi” gli disse.
Le nocciole allora gli si avvicinarono spaventate, ma lui le circondò con le sue zampine e le tenne vicine a sé, dicendo “ Sono mie! “
“ Va bene” disse la mamma facendogli una carezza “se le vuoi tenere tu tienile pure. Ma non combinare disastri saltando qua e là.”
Tranquillizzati e contenti si divertirono ancora inventando nuovi giochi, poi, stanco per il correre che aveva fatto, Micio si allungò sul cuscino facendo le fusa, contento di aver trovato delle amiche. Le fece stare al sicuro tra le sue zampine, si riposarono e chiacchierarono. Micio raccontò delle sue scorribande giovanili sui tetti e nei prati e le nocciole gli parlarono del bosco dove erano nate.
Così, per caso, con una richiesta di aiuto, è nata una grande amicizia fra Micio e le nocciole… e anche se Micio ormai anziano non si scatena più tanto in corse e salti, LinaUno, Due e Tre gli corrono e saltellano intorno mentre lui le guarda sorridendo facendo vibrare i lunghi baffoni, divertito e felice


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