Storie del bosco

"Ludovico e il roveto di nonno Anacleto"

Era finita la scuola ed erano giunte le vacanze estive. Il piccolo Ludovico si apprestava a raggiungere i nonni in campagna, dove avrebbe potuto respirare aria buona e mangiare cibo genuino. Il bambino non era però granché entusiasta all'idea di recarsi laggiù:- Mamma, io non ci voglio andare da nonno Anacleto, lo sai che non andiamo d'accordo: nonna Clelia è dolce e affettuosa, ma nonno è burbero e scontroso, mi prende in giro e ripete spesso che sono un damerino di città, un bambino viziato che possiede troppi giocattoli e che non sa divertirsi con nulla.- la mamma ascoltava con attenzione- Lo sai che una volta, solo per non aver voluto mangiare un acino d'uva che mi era caduto per terra, mi ha detto che "a quelli come te ci vorrebbe una guerra"?
- Una guerra?- domandò stupita la mamma, pur intuendo già il significato che Anacleto attribuiva a quell'espressione.
- Sì, un'altra guerra, dove tutti conoscerebbero la fame e la miseria e nessuno si permetterebbe mai di rifiutare un aci no d'uva solo perchè caduto sul pavimento della cucina. Lui era un bambino come me quando c'è stata l'ultima guerra mondiale e non fa che ripetermi che mi ci vorrebbe una guerra per raddrizzarmi la schiena.
- Nonno talvolta esagera un po' e io lo so bene perchè è anche il mio papà, ma non è un cuor di pietra, te lo assicuro. Facciamo in questo modo: io parlerò a nonna Clelia e vedrai che aggiusteremo la situazione.
- Lo spero tanto.- sospirò Ludovico.
Due giorni dopo il piccolo era in partenza per il paese dei nonni. Appena giunto nella loro casa, Clelia gli diede un grande abbraccio e Anacleto lo salutò dal giardino, dove si stava apprestando a tagliare la legna. Nonna Clelia disse allora:- Caro il mio piccolo Ludovico, sono così contenta che tu sia arrivato proprio oggi, così potrai aiutare tuo nonno a riempirmi un cestino di more. Ho voglia di mangiarne di fresche e di fare una gran bella marmellata, solo che con la mia gamba malandata non riesco a fare la lunga strada che porta al roveto.
- Clelia,- fece Anacleto- non me lo avevi mica detto stamattina che volevi le more, altrimenti te le avrei già portate.
- Mi è venuta voglia solo ora, Anacleto: te la sentiresti di fare adesso tutta quella scarpinata per me?
- Io non ho mai mangiato more selvatiche,- disse Ludovico- finora ho assaggiato solo quelle del supermercato.
- Ecco allora un buon motivo per andare a raccoglierle immediatamente,- fece il nonno- su, prendi cestino e bastone e incamminiamoci, così faremo contenta tua nonna.
Ludovico non aveva voglia di fare quella lunga passeggiata con nonno Anacleto, ma se nonna Clelia ci teneva tanto allora non si sarebbe di certo sottratto al compito. Mentre si incamminavano, il nonno venne chiamato da lontano dal contadino Gino, un loro vicino di podere:- Anacleto, Anacleto! Mi senti?- fece Gino a gran voce.
- Certo Gino che ti sento, non sono mica sordo: sto andando a raccogliere le more per Clelia, dimmi pure.
- Ti volevo ringraziare ancora per ieri sera, senza di te non saremmo mai riusciti a far partorire la vacca! Il vitellino sta benissimo, dopo la Mariarosa ti manda una torta.
- Grazie Gino, non ti devi disturbare.- rispose Anacleto riprendendo a camminare.
Ludovico fu molto stupito nell'apprendere che il nonno sapeva far partorire le mucche: la trovava una cosa davvero interessante, peccato che Anacleto non gliene avesse mai parlato prima. Proseguendo il tragitto, passarono davanti alla casa del signor Antonio. Anche quest'ultimo si sporse dal balcone per salutarli:- Anacleto, dove te ne vai di bello? Vuoi venire a prendere un caffè?
- Ti ringrazio Antonio, ma sto andando a raccogliere le more per Clelia.
- Grazie ancora per l'altra sera, se non ci fossi stato tu a portare qui il dottore con quel gran temporale, il mio piccoletto se la sarebbe vista brutta.
- Non mi devi dire grazie nemmeno per sbaglio, ricordatelo.
- Va bene, però domani la Nicolina ti manderà le marmellate di fichi e un po' del nostro olio.
Ludovico era sempre più stupito: sembrava che suo nonno fosse pieno di talenti nascosti. Quando stavano per giungere in prossimità del roveto, il nonno si fermò di scatto e disse:
- Non lo senti anche tu?- Ludovico fece cenno di no- Questo è il cinguettio di un passerotto caduto dal nido, forse è dietro a quei cespugli.- Anacleto si mise a frugare tra le foglie e tornò da Ludovico tenendo nelle mani un passerotto spaurito e ancora implume.- Poverino, io non ce la faccio a rimetterlo nel nido, sono troppo vecchio per arrampicarmi sull'albero, vorresti provarci tu?- domandò al nipotino indicandogli il nido sul ramo.
- Ci proverò.- rispose il bambino.
Il nonno lo guardava arrampicarsi: era pronto a prenderlo se avesse messo un piede in fallo, ma Ludovico seppe ben destreggiarsi e in pochi secondi il passerotto aveva fatto ritorno nel suo nido.
- Bravo.- gli disse il nonno. Senza scambiarsi altre parole, di lì a poco giunsero finalmente al roveto.- Fai attenzione alle spine, sono insidiose.- disse ancora il nonno, quindi iniziò a raccogliere le more. Ludovico cercò di imitarlo ma non potè fare a meno di rimediare qualche graffio. Il nonno se ne accorse e gli disse: - Raccoglierle sullo scaffale del supermercato è certamente più facile, ma vedrai che queste sono più buone e la prossima volta avrai già imparato a non graffiarti più.
Quando il cestino fu pieno fino a strabordare, il nonno disse che poteva bastare e invitò il nipotino ad assaggiarne qualcuna: a dispetto delle spine del roveto, Ludovico trovò le more gustose e squisite, mature e dolci al punto giusto, con un leggero retrogusto acidulo che chiudeva in bellezza quell'esplosione di sapore. Era proprio valsa la pena di farsi quella lunga camminata e di affrontare qualche piccolo graffio per godersi adesso tutto quel bendidìo. Il nonno gli carezzò la testa e gli domandò:- Ti piacciono?
- Tantissimo.- rispose Ludovico.
E da quel giorno nonno e nipote andarono finalmente d'accordo, grazie alle more di nonna Clelia.

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luciatar

• il 23 novembre 2015

bella


generale

• il 18 novembre 2015

non è male


dragonball

• il 14 novembre 2015

carina


giova

• il 13 novembre 2015

carina


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