Storie del bosco

Camillo, mirtillo che voleva girare il mondo

Camillo, mirtillo che voleva girare il mondo

Camillo il mirtillo voleva girare il mondo.
Normale. A una certa età tutti vorrebbero girare il mondo, specie se si è giovani e belli come Camillo, che aveva il colore del cielo appena arriva la notte ed era più sugoso di un gavettone.
Camillo cresceva in sapore, colore e grazia alimentando i suoi sogni, incurante del pericolo di scontrarsi col muro della realtà, nonostante gli avvertimenti di tutti i vicini di cespuglio.
«Camillo, ma dove vuoi andare? Sei solo un povero mirtillo di bosco». Robi il ribes aveva un dono particolare nel disilludere le speranze. Questione di acidità, probabilmente.
«Sei sempre lì a crederti speciale, ma faremo tutti la stessa fine. Mangiati, se ci va bene, altrimenti rinsecchiti», gli dicevano altri.
Bisogna sapere infatti che la frutta preferisce di gran lunga essere colta e mangiata, che giacere dimenticata. Niente è peggio per un frutto che non essere stato cibo per nessuno, animale o bambino che sia. È lì apposta.
Ma Camillo, mirtillo che voleva girare il mondo, non cercava di mettersi in mostra come gli altri ogni volta che una lepre passava di lì, né si lucidava tutto di rugiada quando sentiva i passi di bambini in gita. Pensava che prima o poi il momento giusto sarebbe arrivato, e lui l’avrebbe sentito. Fino ad allora avrebbe semplicemente aspettato.
In realtà no, non andò così. Eppure venne colto.
Si trattava di una bambina che aveva deciso con straordinaria caparbietà di imparare a fare la marmellata, e tanto aveva detto e tanto aveva fatto che la mamma l’aveva accompagnata a raccogliere frutti di bosco. Così era lì, felice, con lo zainetto pieno di contenitori e le manine tutte sporche di viola. Non si pensi che quando le sue dita sentirono la perfetta rotondità di Camillo accadde qualcosa. Nulla si fermò, nessuna consapevolezza profonda si affacciò nel cuore della bimba o del mirtillo, niente. Lei continuò a riempire i suoi barattoli e Camillo finì schiacciato tra i compagni, senza riuscire a nascondere la delusione.
«Eccoti qui, Camillo. Allora, vuoi ancora girare il mondo?» lo canzonò Robi il ribes.
«Saremo mangiati! Non sei contento?» cercava di rincuorarlo in cambio Mara la mora.
Mara la mora era un’inguaribile ottimista. Una di quelli che guardano il mondo con la bocca a forma di o, come se ogni singolo avvenimento fosse un meraviglioso miracolo.
A Camillo piaceva ma, a dirla tutta, in quel momento la trovò un po' fastidiosa. Scontrarsi, anzi nel suo caso spiaccicarsi, contro la realtà è sempre un momento un po' doloroso e lui voleva essere lasciato in pace.
Eppure la bimba, al contrario delle aspettative, si rivelò una perfetta aspirante marmellataia.
Lavò con cura i frutti di bosco, tolse scrupolosamente ogni residuo di terra e di foglioline, spremette i limoni, pesò lo zucchero. Poi mise tutto dentro un pentolone e, con l'aiuto della sua mamma, accese il fuoco.
Ecco, fu allora che Camillo iniziò a capire. Forse non era la fine, forse era davvero il suo momento.
Il calore del fuoco, l'abbraccio caramelloso dello zucchero, l'unirsi pian piano a tutti gli altri mirtilli, more e ribes che la bambina aveva scelto dal bosco… era come una rinascita. Una specie di bosco in pentola o, come accadde poco dopo, in vasetto.
Erano tutti lì, chili di profumata confettura che sapeva di ciascuno di loro, messi a testa in giù per prendere un sottovuoto che li avrebbe resi praticamente eterni.
E così, man mano che raffreddava, si rendeva conto di quanto preziose fossero state le manine della bimba, fin da quando l'avevano colto. Così come quelle della sua mamma, che l'aveva aiutata per tutta la cottura, e poi versando con consumata abilità la marmellata bollente nei vasetti caldissimi. Erano mani che... esprimevano amore, ecco.
Adesso aveva quasi l'aspetto di un damerino, nel barattolo lucido col tappo ricoperto di stoffa. Portava anche una garbata etichetta, scritta con impegno dalla bambina.
Dal vetro poteva vedere gli altri vasetti.
«Vedrete, girerò il mondo. Stavolta me lo sento davvero!» diceva agli amici.
«A me basta essere arrivata fin qui», affermava Mara la mora, semplice. «È bellissimo stare nello zucchero. Non vedo l'ora di essere spalmata.»
Robi il Ribes faceva ancora il guastafeste: «Calma, siamo stati fortunati, ma può ancora succedere di tutto. Possiamo cadere e romperci, per esempio. Il pericolo-pattumiera non è mai stato così vicino.»
Ma non lo ascoltava più nessuno. Anzi, lo prendevano in giro, e rideva anche lui. Si era addolcito.
Uno per volta i barattoli partivano, regalati dalla piccola uno alla zia, uno alla maestra, uno all'amica.
Mara invece fu mangiata dalla bambina, che appena l'assaggiò si mise a saltellare per la cucina, facendo la bocca a forma di o, felice di tutto, come se la mora le fosse entrata nel cuore. O forse ce l'aveva sempre avuta.
Infine anche il vasetto di Camillo venne regalato, a due ragazzi che dicevano di fare una raccolta di viveri per le missioni. La bambina lo donò volentieri, con la fiducia delle persone semplici.
E Camillo… prese davvero il volo! Anzi, il mare, dato che viaggiò in container per il sud America.
Poi fu trasportato sulle Ande, in un viaggio per strade impervie con tali sbalzi di altitudine da mettere a dura prova il sottovuoto.
Arrivò in un luogo sperduto, in una missione su una vallata mozzafiato, il cielo di un azzurro che nemmeno le Alpi.
Quando il portone si apriva lui e lo vedeva, capiva che doveva tornare alla terra. Ecco, ora che era dall'altra parte del mondo voleva essere mangiato.
Non ci mise molto. Fu regalato a una nonnina povera, con un sorriso bellissimo a cui mancavano almeno la metà dei denti, i piedi deformati da una vita di cammino e i vestiti logori.
Quando l'aria delle Ande riempì il vasetto, il profumo delle Alpi arrivò alla nonna, che fece per un attimo la bocca a forma di o. Poi prese l'unico cucchiaio che possedeva e iniziò a mangiare.
E Camillo, felice, pensò che non è detto che sogni e realtà siano per forza due cose diverse.

LEGGI
ALTRE STORIE

Commenta

Se ti è piaciuta questa storia aggiungi un commento.

Puzzetta

• il 28 maggio 2016

Mmmmmh


Aggiungi un commento

Ripeti codice (senza spazi)